Il Pantheon, l'edificio antico che non e' mai crollato — Roma
Roma — blog di Zaira B&B

Perche' e' ancora in piedi

Il Pantheon che si vede oggi risale all'eta' di Adriano, nel II secolo, e ha attraversato quasi diciotto secoli senza mai crollare. Il merito principale non e' della fortuna ma di una scelta amministrativa: nel VII secolo l'edificio fu convertito in chiesa, e da allora e' stato continuamente usato, custodito e riparato.

Gli edifici antichi di Roma sono scomparsi soprattutto perche' sono stati abbandonati e usati come cava di materiali. Il Pantheon, avendo sempre avuto una funzione, non e' mai finito in quel circuito.

La cupola e l'oculo

La cupola e' ancora oggi la piu' grande al mondo in calcestruzzo non armato. La sua geometria e' esatta: l'altezza interna e il diametro coincidono, cosi' che nello spazio interno si potrebbe inscrivere una sfera perfetta.

Il foro circolare in cima, l'oculo, e' aperto sul cielo e non e' mai stato chiuso. Non e' un difetto ne' un danno: e' l'unica fonte di luce dell'edificio, e il fascio che entra si sposta sulle pareti durante la giornata come la lancetta di un orologio. Quando piove, l'acqua entra davvero: il pavimento e' leggermente convesso e forato per smaltirla.

Che cosa si vede dentro

L'interno e' una sola stanza rotonda, e questo e' precisamente l'effetto che cerca: dopo il pronao con le colonne monolitiche, lo spazio si apre tutto in una volta. Non ci sono navate, non c'e' un percorso: si sta in mezzo e si guarda in alto.

Lungo la parete si aprono nicchie e cappelle. Qui si trovano fra le altre le tombe di Raffaello e dei primi re d'Italia: e' uno dei pochi luoghi di Roma in cui l'antichita', il Rinascimento e l'Ottocento stanno nella stessa stanza senza darsi fastidio.

Visita e accesso

Il Pantheon e' una basilica ed e' allo stesso tempo un monumento visitato: le condizioni di accesso e gli orari sono cambiati nel tempo ed e' bene verificarli sui canali ufficiali prima di andarci, soprattutto nei giorni di festa.

Vale la regola di tutte le chiese romane sull'abbigliamento, spalle e ginocchia coperte, e vale la pena entrare quando la piazza davanti e' ancora vuota: l'interno si gode molto di piu' senza il rumore di fondo.

Il quartiere intorno

La piazza della Rotonda, davanti al Pantheon, e' un incrocio: da qui si va a Piazza Navona in pochi minuti, alla Fontana di Trevi in un quarto d'ora e al Tevere in venti. E' il cuore del centro storico, e si gira solo a piedi.

Da Zaira B&B ci si arriva con la linea A fino a Barberini e poi camminando, oppure con i mezzi di superficie: e' una di quelle mete che conviene mettere in una mezza giornata intera, non incastrare fra due appuntamenti.

L'iscrizione che inganna

Sul fregio del pronao si legge il nome di Marco Agrippa e l'indicazione del suo consolato. E' un'iscrizione autentica, ma non appartiene all'edificio che si vede: il Pantheon di Agrippa, molto piu' antico, fu distrutto da un incendio.

Quando Adriano lo ricostrui' da zero nel II secolo, scelse di rimettere il nome del costruttore originale invece del proprio. E' un gesto insolito, e ha avuto l'effetto collaterale di far attribuire per secoli l'edificio alla persona sbagliata.

Il pronao e le colonne

Prima della rotonda c'e' il pronao, il portico con le colonne monolitiche in granito grigio e rosa. Monolitiche significa che ogni fusto e' ricavato da un unico blocco: furono cavate in Egitto, trasportate via mare e poi risalite lungo il Tevere.

E' il punto in cui si capisce meglio la scala dell'edificio, perche' e' l'unico in cui si sta accanto a qualcosa di verticale e misurabile. Dentro, la cupola toglie ogni riferimento e le dimensioni diventano difficili da valutare.

Il pavimento e il drenaggio

Un dettaglio che quasi nessuno nota e' il pavimento: e' leggermente convesso, con il punto piu' alto al centro sotto l'oculo, e ha una serie di piccoli fori di scarico disposti in modo regolare.

Serve a smaltire l'acqua che entra quando piove. E' una soluzione antica, ancora funzionante, e dice molto sul modo in cui l'edificio e' stato pensato: l'apertura in cima non e' un compromesso accettato, e' una scelta progettata fino alle conseguenze.

Se capita di essere dentro durante un acquazzone, vale la pena restare: la colonna d'acqua che scende dall'oculo nella penombra e' uno degli spettacoli meno prevedibili di Roma, e dura pochi minuti.

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